Stories

Yukon Arctic Ultra  2014

Si tratta di una gara di corsa nel freddo deserto canadese ai confini con l’Alaska. La gara prevede un percorso di 300 miglia lungo il fiume Yukon. I concorrenti decidono autonomamente quando e come riposarsi, tenendo conto che i punti di ristoro sono solo 4, distanziati di circa 100 Km l’uno dall’altro. Ogni concorrente ha l’obbligo di trainare una slitta con tutto l’occorrente per sopravvivere: materiali di emergenza obbligatori, cibo, acqua, vestiario e sacco a pelo. E’ considerata una delle gare più dure da un punto di vista climatico. Ho filmato la gara dall’interno.

 

Esaminando la cartina si può stimare più o meno l’orario di arrivo agli unici 4 punti di ristoro, ma quando sei in piena notte, quando il freddo è così intenso (-44°C) che ti penetra nelle ossa, quando sei stanco e rallenti e desideri arrivare, ogni minuto in più di cammino diventa un’eternità. Ogni luccichìo che vedi ti sembra sia una luce vera, senti delle voci….. ma tutto questo è solo frutto dell’immaginazione e la cosa diventa psicologicamente devastante. Dormire poi nel sacco a pelo con temperature proibitive è molto difficile. Dovevamo però farlo, per far riposare il corpo e recuperare energie e quindi eravamo costretti a trovare un posto il più possibile riparato dai venti.  Importante era anche bere per idratarci e per farlo dovevamo fermarci e sciogliere della neve, ma con quelle temperature era impossibile stare fermi. Allora uno di noi accendeva e teneva acceso il fuoco per scaldarci e l’altro scioglieva la neve. Le difficoltà sono state davvero tantissime  ma Pietro ed io siamo riusciti a portare a termine la gara. 

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Antarctica 2008

Documentario della spedizione di Mike Horn che aveva come obiettivo la traversata dell’Antartide da costa a costa, passando per il Polo Sud. Siamo partiti da Ushuaia con una barca a vela e a motore rompi-ghiaccio, Pangea. Il primo obiettivo era l’approdo sulla penisola Antartica; impresa non facile per il continuo cambiamento della costa e conseguenti difficoltà a trovare un punto di attracco sicuro. La barca è rimasta bloccata nel mare ghiacciato per una settimana. Il ghiaccio era simile ad una granita e più ci avvicinavamo alla costa più diventava densa e spessa, tenendoci stretti in una morsa…..il rumore del ghiaccio che serrava la barca era veramente agghiacciante!  Dopo una settimana finalmente un varco di acque libere da dove poter scappare da quella terribile situazione. Poco dopo, purtroppo, per un errore del capitano finiamo su una secca. Abbiamo dovuto alleggerire la barca scaricando il materiale sulla banchisa. Con l’arrivo dell’alta marea, al mattino successivo, e con l’aiuto di corde e verricello riusciamo a liberarci. Non riuscivamo a trovare un approdo sicuro perché le coste si presentavano come muri insormontabili di ghiaccio dai quali c’erano continui distacchi di blocchi che creavano delle onde alte e pericolose. Dopo circa un mese troviamo un punto adatto e finalmente la spedizione può partire. La fortuna, però, anche stavolta non ci assiste e dopo due giorni di cammino sul pack ci troviamo in un enorme  ghiacciaio che presente dei rilievi difficili da percorrere con le slitte. Infatti nel superamento di uno di questi un ancoraggio cede e le tre le slitte, quella di mike e delle due guide alpine, scivolano sul fondo. Cambiamo itinerario, ma poco più avanti una slitta sfugge al controllo e finisce in un crepaccio trascinando con sé una guida. Fortunatamente la slitta dopo un volo di 15 metri rimane incastrata nel crepaccio e la guida ci finisce sopra malconcia ma viva. A questo punto dopo aver perso una slitta e soprattutto una guida, indispensabile all’esploratore per attraversare il ghiacciaio prima di arrivare al Plateau Antartico, il gruppo è costretto a rinunciare all’impresa. Per me questa avventura non è stata una sconfitta, ma un’esperienza ricca di emozioni contrastanti, vissute in un posto tanto tanto bello quanto inospitale.

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Abbiamo parlato molto in questi giorni dei valdostani protagonisti del TDG 2012, in primis la Canepa e Collé.

Ora vogliamo approfondire la storia di Gabriela Monti, arrivata al 374° posto nella classifica finale, che merita un applauso speciale. Perché Gabriela ha chiuso brillantemente, poche giorni prima del Tor, la Petit Trot a Leon, gara di 290 km e 22mila metri di dislivello positivo facente parte del circuito dell’Utmb 2012.

La prova, in completa autonomia, senza tracciati segnati e senza assistenza, si è svolta in coppia (Gabriela era con Nicole Lasagna, al suo esordio in una gara del genere) e quest’anno ha visto primeggiare pioggia e nuvole, neve e gelo. Questo ha reso ancor più difficile l’orientamento e il superamento dei passi a 3mila metri. La coppia italiana è stata l’unica, tutta al femminile, ad aver chiuso la gara entro il tempo massimo di 138 ore.

Gabriela Monti, che di mestiere fa riprese cinematografiche nelle situazioni più estreme in ogni angolo del mondo, per soddisfare al meglio la sua passione per i trail e lo sport d’avventura, è venuta a vivere da qualche tempo proprio in Val d’Aosta, a Emarese. E’ al suo terzo Tor. E ha percorso complessivamente 620 chilometri in due settimane. Con una somma di 46mila metri di dislivello.

Complimenti Gabriela!

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Valdostana, d’adozione e d’eccezione